Bollettino

BUON ANNO

 

Augurare BUON ANNO può essere una abitudine ormai consolidata al punto che per chi non lo fa esiste il rischio di essere tacciato come maleducazione.
Oppure può essere un augurio consapevole da parte di chi veramente vuole augurare qualcosa alla persona a cui rivolge questo stereotipato augurio.
Mettendomi dalla parte di questa seconda categoria di persone, mi chiedo: cosa posso augurare oggi ai miei lettori ed anche a coloro che consulteranno questa pagina sul sito della parrocchia?
L’AUGURIO CRISTIANO è sempre valido ed ha sempre un suo contenuto che ogni anno può, essere rinnovato.
Volendo stare in sintonia con i primi discorsi e documenti del nostro nuovo Arcivescovo il Card. Angelo Scola, di argomenti ce ne sarebbero moltissimi, perché in questi primi mesi di Episcopato a Milano ha già suggerito vari motivi di meditazione.
Ho scelto di soffermarmi su un suggerimento scritto nel foglio che vi è stato consegnato al momento della benedizione natalizia delle vostre case.
Scrive il nostro Arcivescovo «Tutti noi facciamo normalmente esperienza di come ogni gioia tenda, per sua natura, ad essere comunicata. E’ il bello della vita ed è ciò di cui in questo tempo di grande travaglio, sentiamo una forte necessità».
Scontato augurare la gioia?
Per niente affatto!
Passate le feste natalizie, superata anche una certa euforica incoscienza  che a volte  ha il sopravvento nel fare qualche spesa in più, è facile rientrare con stanchezza nel tran tran della vita di ogni giorno.
Credo di poter affermare che non c’è vita cristiana senza la gioia. Già nell’omelia della domenica che celebra il Battesimo di Gesù vi dicevo «La persona che piace a Dio è certamente una persona serena e contenta, consapevole di essere amata e di saper amare, aperta al prossimo ed ottimista sulla vita.»
Io per primo credo alle cose che predico, altrimenti non sarei capace di proporle ad altri.
Il cristiano è una persona felice perché è consapevole dell’amore di Dio. Questo non è vero solo per chi si crede a posto con la propria coscienza, ma soprattutto per chi, più realisticamente, sente sempre dentro di sè il bisogno di miglioramento, perché non si sente perfettamente in sintonia con tutto quello che Dio si aspetterebbe dalla sua persona.
Il vero cristiano è colui che si mette continuamente in discussione; magari anche colui che pensa di essere irrecuperabile. La gioia del cristiano sta proprio nella convinzione di essere amato da Dio e che nessuno deve ritenersi incapace di migliorare.
Il mio augurio di gioia cristiana è proprio l’augurio di scoprire dentro di sè qualcosa di nuovo che possa migliorare la propria vita di fede. “Buon anno” significa “buon cammino cristiano”. E’ l’augurio che faccio a tutti, giovani ed adulti; è l’augurio che faccio a me stesso.
Comunicare la gioia, come augura il nostro Arcivescovo, significa proprio comunicare a tutti la convinzione che tutto nella vita di una persona può migliorare; che l’impegno che esige ogni cammino di miglioramento di se stessi è sempre un impegno gioioso.
Auguro Buon Anno agli adulti che forse non hanno più davanti a sè grosse prospettive o grossi stimoli cristiani. Auguro Buon Anno ai giovani che forse si sono un po’ adagiati, impantanati in un cristianesimo non più entusiasta, non più gioioso, perché offuscata dalla nebbia di altre prospettive di felicità che sembrano suggerire altre scelte di vita come strada che porta alla felicità.
Buon Anno a tutti perché tutti possano scoprire che cosa nella propria vita cristiana può rendere veramente felici!    
Poi. guardandoci attorno, ci vediamo immersi in una realtà sociale e materiale in cui difficilmente si può parlare e vivere di gioia.
Il cristiano è consapevole anche di questo, perché per essere veri cristiani si deve essere prima veri uomini e donne del proprio tempo.
Mi sembra giusto augurare BUON ANNO a tutti gli italiani.
Non voglio assolutamente fare un esame tecnico ed economico del tempo in cui viviamo,  (non ne avrei la competenza), ma solamente qualche considerazione culturale.
Mi spiego.
Quasi improvvisamente, abbiamo dovuto aprire gli occhi: ci siamo svegliati come da un bel sogno di prosperità e di spensierato consumismo e ci siamo trovati in una realtà ben diversa.
Soffermarsi ora su dietrologie scontate, frutto di scaricabarile da perenne campagna elettorale, è inutile e quindi aiuta solo a confermare le illusioni. Aprire gli occhi significa accorgerci che semplicemente era comodo per tutti vivere così.
Ora conta la realtà in cui ci troviamo.
Finora ci hanno solo massacrato di tasse e balzelli; e di questo tutti erano capaci, ma nessuno se n’è presa la responsabilità: è arrivato l’uomo nuovo che ha fatto solo cose vecchie: giudizio provvisorio nell’attesa  e nella speranza che qualcosa migliori!
Ciò che, come italiano, mi disturba è quella sudditanza reiterata nei confronti di chi si atteggia a salvatore eroico ed intemerato in una crisi europea in cui tutti sono coinvolti.
Sua maestà l’Inghilterra dall’alto della sua spocchiosa diversità se ne sta fuori, in attesa che altri si sbuccino le mani. I francesi non hanno mai rinuciato alla “Grandeur de la France” così come i tedeschi non riescono a liberarsi da quel “ über alles” che li ha caratterizzati nei momenti belli ed in quelli bui della loro storia.
E noi poveri italiani, noi che siamo stati la culla della cultura che poi ha civilizzato tutto il nord Europa (e non solo), noi oggi continuiamo a prostrarci davanti a loro come degli scolaretti, bocciati e ripetenti, che hanno bisogno di lezioni da parte di coloro che si ritengono maestri, custodi e docenti unici della verità.
Ma veramente costoro che si atteggiano a perfettini non hanno nessun scheletro nascosto negli armadi reconditi della politica o del sistema bancario? Io non ci credo: forse la storia farà giustizia, ma purtroppo anche questo non sempre accade.
Ed allora qual è il mio augurio?
Continuiamo ad essere orgogliosi e felici di essere italiani; non crediamo alle belle maschere con cui si presentano i burattinai di questo momento politico. L’Italia è sempre stata una grande nazione: lo dico ora perché non mi sono mai unito a tanta retorica di un passato anche recente. L’Italia è sempre stata la culla della civiltà, la patria di grandi inventori, ricercatori  e scopritori in ogni campo, è tuttora la patria dell’arte,  arricchita da una natura splendida che molti ci invidiano e, da qualche tempo, anche patria di prodotti alimentari, ormai ambiti e (purtroppo anche contraffatti) in tutto il mondo.
Auguriamoci che l’invidia di cui siamo vittime non permetta la riuscita del tentativo, sospetto ma tutt’altro che irreale, di fare cadere sulla nostra bell’Italia la responsabilità di una crisi europea frutto di errori ed illusioni comuni, anche alle nazioni che oggi si presentano come guide illibate.
Buon Anno a tutti gli italiani ed un augurio che diventa invito anche ad usare la nostra bella lingua italiana. Smettiamola di mendicare termini inglesi, solo perché sono di moda, come se il nostro bell’italiano non fosse in grado di esprimere certe realtà. Ora ci si mette pure Canale 5 con titoli inglesi a trasmissioni di intrattattenimento. Ma non succede che la TV inglese dia un titolo italiano ad una propria trasmissione?
Abbiamo una lingua nobile, frutto e madre di cultura: usiamola e pretendiamo che sia insegnata a scuola (anche nella sua complessità) e che sia usata, possibilmente in maniera corretta, anche da personaggi dello sport, dello spettacolo e della TV!!!   Anche questo è un augurio

 

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