Dopo la Visita Pastorale

 

REGOLA DI VITA

per il clero del Dacanato
Decanato di Besozzo

Premesse.

Questa Regola di vita si avvale prima di tutto dell’esperienza accumulata in molti anni di lavoro insieme che, con tutte le sue fatiche, ci permette ora di meglio indirizzare le azioni del prossimo futuro.
Anche la recentissima  occasione della Visita  Pastorale in questo anno 2010, con la ricchezza degli incontri del Cardinale col clero e coi Consigli pastorali, ci offre spunti puntuali per la redazione della Regola.
Infine, due incontri specifici con il Consiglio pastorale decanale hanno offerto materiale di riflessione ulteriore che, rielaborato da una commissione formata da due presbiteri e un diacono, hanno prodotto una bozza che è stata rivista, ampliata e corretta dal clero decanale.

Gli obiettivi

La Carta di Comunione per la Missione si articola su tre grandi obiettivi:
a) Consolidare e migliorare la realtà di una fede condivisa e di una carità vissuta da parte del clero decanale
b) Realizzare il progetto di Chiesa pensata e voluta dal Vescovo
c) Crescere in una umanità matura come singoli e come corpo ecclesiale
Li affrontiamo consapevoli della nostra povertà ma, insieme, nella convinzione di poter fare davvero un passo avanti determinante.

Fede condivisa e carità vissuta.

Ci accomuna tutti il sacramento dell’Ordine che ciascuno di noi vive secondo il proprio ruolo ministeriale e pastorale: i presbiteri, siano essi coordinatori di Comunità pastorali, parroci o presbiteri collaboratori o con incarichi pastorali, sono la presenza del Vescovo nel suo compito di santificare, istruire e governare il popolo di Dio; i diaconi che svolgono, in sintonia con tutti i presbiteri, la azioni di servizio alla Parola, alla Liturgia e alla Carità a beneficio di tutto il popolo di Dio.
A tutti è affidato il compito di favorire la corresponsabilità nelle azioni pastorali e di realizzare uno stile di vita fraterno.

Il legame è principalmente spirituale ed è garantito dallo Spirito santo, ma ha la sua manifestazione visibile nelle caratteristiche umane di ciascuno e nei valori che esse esprimono. Si rende necessario avere consistenti spazi di tempo per una crescita spirituale insieme, sotto forma di preghiera comune, confronto spirituale sulla Parola e formazione.
La carità, da non considerare mai come sottintesa, richiede una costante educazione della propria sensibilità per saper essere attenti alle attese e alle necessità dei confratelli e realmente disponibili ad un aiuto e ad una condivisione.
Gli incontri settimanali del martedì realizzano già in parte tutto questo, ma occorre anche programmare momenti più distesi come, ad esempio, ritiri, pellegrinaggi e momenti di aggiornamento.
Ogni presbitero e diacono si impegna a essere cordialmente presente e attivo ai momenti proposti dal decanato, limitando le assenza alle sole cause di forza maggiore indipendenti dalla volontà e dalla possibilità di organizzarsi anche a costo di qualche “taglio” pastorale.

Concorrere al comune progetto di Chiesa Ambrosiana del Vescovo.

La fede è vissuta e condivisa da tutti i fedeli nelle Comunità e Unità pastorali e nelle Parrocchie del decanato. Fin dalle origini la Chiesa è costituita da comunità di battezzati che responsabilmente vivono la propria fede mantenendosi in comunione con tutte le altre comunità. La garanzia di questa comunione passa attraverso le figure dei responsabili della comunità che garantiscono la piena appartenenza all’unica Chiesa di Cristo: una autonomia che costantemente si confronta con la Parola e le altre comunità, secondo quanto il Concilio Vaticano II esprime autorevolmente nella Costituzione Dogmatica Lumen Gentium.
Su questa immagine si basa il principio della Pastorale d’insieme che oggi, nella nostra diocesi, si realizza sia nella formula delle Comunità e delle Unità pastorali, sia nella collaborazione tra le Parrocchie tradizionali. La Pastorale d’insieme è infatti più uno stile che una formula pastorale e deve coinvolgere, proporzionalmente, tutte le realtà di chiesa.
Siamo consapevoli che esistono ancora resistenze sia da parte dei laici che dei presbiteri. Ma siamo anche consapevoli che la realtà di oggi ci chiede un forte incremento dello stile missionario in un continuo scambio tra la realtà locale e tutto quanto è al di là di essa, senza restare prigionieri in un modello rigido sia che appartenga al passato che alla novità. Ogni nuova forma di aggregazione territoriale non può prescindere dalla storia e dalla vita delle persone che ne sono titolari.
Ogni presbitero e diacono del decanato, riconosce di non essere proprietario della immagine di Chiesa da attuare attraverso il proprio ministero, per cui si impegna ad assumere positivamente il progetto diocesano senza posizioni pregiudiziali e accettando volentieri il confronto con i confratelli nello spirito di una costruttiva “correzione fraterna” che non è censura o imposizione, ma cammino verso il bene comune della Chiesa e di ogni sua espressione.

Una umanità matura.

Questo aspetto riguarda la parte più personale di ciascuno e perciò è quella che richiede un forte impegno nel “rimettersi in discussione” davanti ai confratelli e davanti alla comunità cristiana.
Il Cardinale, nell’incontro conclusivo col clero del decanato, ha sottolineato due aspetti essenziali del rapporto tra i presbiteri e i tra i diaconi: la stima reciproca e la comunicazione.
La stima ha per oggetto la persona intera per ciò che è nelle condizioni in cui si trova, per la sua storia, per ciò che rappresenta per la comunità. Proclamata facilmente nei discorsi, la stima è spesso negata nelle azioni e nelle scelte. Se lo Spirito parla a ciascuno, ciascuno può insegnare autorevolmente agli altri e pertanto va ascoltato e preso in considerazione come manifestazione dello Spirito. Alla stima, poi, corrisponde l’umiltà di non considerare se stessi come detentori di verità definitive, ma come qualcuno che ha sempre bisogno di imparare.
La comunicazione non si esaurisce nell’elenco degli “avvisi decanali”, ma richiede che si attui pienamente la “triade” della comunione, collaborazione, corresponsabilità. Questo già funziona abbastanza bene quando si tratta di coprire le esigenze celebrative tramite un aiuto reciproco, ma fallisce troppo spesso quando non si dà corso a ciò che viene concordato come scelta operativa comune. Elemento essenziale della comunicazione è anche sentirsi parte integrante del clero decanale: nessuno può prescindere dagli altri e che nemmeno può privare gli altri del proprio apporto.
La mobilità del clero che in questi anni è considerevolmente cresciuta in seguito alla costituzione delle Comunità Pastorali, ma anche per i aggiunti limiti di età di molti presbiteri, ammonisce tutti a non considerarsi unici responsabili della vita pastorale della propria comunità, perché essa è condivisa sempre coi laici che cogli altri presbiteri e diaconi del decanto. Questo atteggiamento, oltretutto, faciliterebbe il momento del distacco sia che avvenga per chiamata ad altro incarico, sia per raggiunti limiti di età.
Su queste basi, ogni presbitero e diacono del decanato si impegna a riesaminare in profondità se stesso e a correggere tutti gli atteggiamenti che contraddicono la piena comunione, con il rischio di essere reso inadeguato ai compiti affidati.

Conclusione operativa

Il buon esito di quanto dichiarato, richiede la libera e spontanea adesione di tutti. Questo fatto è, insieme, la forza e la debolezza di questa Carta di Comunione. Emerge così la necessità della verifica per rendersi conto di quanto effettivamente migliorerà la vita del decanato al di là delle buone intenzioni.
Per questo nella programmazione dell’anno pastorale 2010-11 e per quelli successivi, si prevedranno alcuni momenti di verifica in cui ognuno dovrà rendere conto delle attività svolte e della attuazione dei compiti affidati
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